Giò Ponti e Cantù. Storia d’amore tra un grande architetto e una bella città.

Oggi alla permanente del mobile di Cantù presentazione del libro legato alla mostra “Giò Ponti e Cantù: 1923-1973.

Della collaborazione di alcune aziende canturine con Gio Ponti, Emilio Lancia, Franco Albini, Tommaso Buzzi e altri progettisti lombardi di primo piano si era a conoscenza da tempo, ma soltanto recentemente si è potuto appurare la precocità, la portata e la loro importanza nel rinnovamento della manifattura del mobile, riconoscendo a questi rapporti, peraltro contrassegnati dai primi tentativi di produzione in piccola serie, l’atto preliminare di un percorso lungo il quale già si intravedeva il terreno su cui, più tardi, si sarebbe sviluppato il design italiano.

Manifesto della mostra su Giò Ponti a Cantù.

L’importanza di queste collaborazioni – se si accetta il giudizio di “Domus” secondo cui negli anni Trenta Cantù poteva essere considerato il principale centro mobiliero italiano – superano la ristretta sfera locale per assumere una ben più ampia dimensione.

Centrale, in questo rinnovamento, è la figura di Gio Ponti, sia per la precocità del suo approccio con Cantù, risalente alla primavera del 1923, che per l’indiscussa influenza sul sistema produttivo.

Un sodalizio che, pur con la discontinuità imposta dalla multiforme articolazione della sua attività professionale, attraversa cinquant’anni di storia, spingendosi sino alla sua partecipazione, nel 1973, all’esposizione “I grandi designers”, nell’ambito della Decima Selettiva.

Principale interlocutore di Ponti è la ditta Paolo Lietti e Figli, ai vertici dei produttori canturini: riconosciuta l’accuratezza del lavoro svolto, la perizia esecutiva e, nondimeno, la capacità nell’interpretazione dei disegni, Ponti se ne giovò per la realizzazione dei suoi primi progetti d’arredo: dai mobili di lusso per singoli committenti, alla produzione di piccola serie per La Rinascente, sino agli arredi per le sue abitazioni. Otto anni di proficua e intensa collaborazione.

cassettiera
Cassettiera di Giò Ponti a Cantù.

Quello dedicato a Gio Ponti è il terzo capitolo di un progetto iniziato nel 2015 con la mostra Il nome di Cantù. Il primato nella fabbricazione del mobile, e proseguito lo scorso anno con la pubblicazione della monografia La Selettiva del mobile. 1955-1975; uno studio che, insieme all’omonima mostra allestita presso l’ex chiesa di Sant’Ambrogio a Cantù, ne ha  ricostruito la storia, contribuendo a restituire finalmente alla Selettiva la sua effettiva dimensione.

Affrettatevi quindi fino al 22 ottobre al palazzo della permanente a Cantù.

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